Cosa c’entra la politica con la moda? A prima vista nulla ma in verità ieri, al tramonto, mentre ammiravo la sfilata di Dolce e Gabbana ho fatto un parallelismo. Mi è venuto spontaneo.

La bellezza e la leggiadria di quegli abiti, la raffinatezza di una cornice senza tempo come quella di Venezia, le modelle sempre più uguali a donne comuni, con i tacchi alti, con i tacchi medi, con le ballerine. Un incanto. Quel tramonto che lentamente avanzava e che rendeva tutto ancora più raffinato ed elegante.

L’alta moda italiana che rappresenta una delle eccellenze del nostro Paese, invidiata in tutto il mondo. L’artigianalità di creatori di classe. 

Cosa c’entra la Politica con la moda? Ritorno al punto di partenza. La classe politica italiana non è all’altezza del ruolo che spesso è chiamata a rappresentare. Non è mia abitudine mettere tutti nel calderone ma la decadenza a cui assistiamo in questi anni ci fa rimpiangere tempi andati.

Riprendere in mano la competenza, la capacità di dialogo, l’empatia con le persone, l’ascolto, sono caratteristiche rare e solo promesse durante una campagna elettorale.

Io ne parlo abbondantemente dei comportamenti scorretti dei politici nel mio libro, Democrazia in bilico, non punto il dito e non colpevolizzo semmai nero su bianco elenco tutte le criticità dei mestieranti della politica, che si innalzano a parlamentari e dimenticano il contatto con i territori.

La bellezza e l’eccellenza italiana viene raccontata da un popolo di stilisti, creatori, imprenditori, di filosofi, scrittori, giornalisti e non mai da una classe dirigente che arranca, inciampa, cade, si salva grazie alle segreterie di partito e ai listini.

Non tutto è da buttare, ma quasi. Sordi innanzi alla realtà urlata dai cittadini, fanno spallucce quando non riescono a risolvere i problemi gettando la palla della responsabilità oltre la rete.

Iniziamo un viaggio, se si va, su tutte le criticità che riscontrate lì dove abitate.

Scrivetemi, ci sono storie che vanno raccontate.