Il titolo è uguale a quello del libro di Rula Jebreal, un libro che apre una profonda riflessione sulla questione femminile, non solo in Italia ma nel resto del mondo.

Ci si intenda, di passi in avanti ne sono stati fatti, oggi io, come tante altre donne, siamo libere di scrivere su un blog qualunque per raggiungere tante altre donne, in qualunque parte del mondo. Una libertà che ci siamo conquistate con sacrificio, lo stesso che non viene chiesto ad un uomo. Perché una donna  deve sempre dimostrare di essere più competente, più brava, più presente di un uomo altrimenti viene bollata come il sesso debole.

Siamo portatrici sane di un senso profondo di rispetto e di sensibilità, non possono competere con noi, non c’è partita.

In questo libro c’è dolore, c’è  speranza ma anche la consapevolezza che la battaglia è ancora da vincere e tutta da combattere.

E c’è una parola più delle altre che assume una centralità in questa strada da percorrere,  ed è “INSIEME”. Donne e uomini, donne per le donne. Insieme, perché l’individualità porta solo scarsi risultati e decisamente personali.

Non dobbiamo raccontarci che tutto va bene, noi sappiamo che le donne sono tremende con se stesse, che sanno essere cattive e con giudizi taglienti nei confronti di altre donne. Non  è competizione, è proprio invidia e gelosia.

Fino a quando le donne non comprenderanno che c’è necessità di fare squadra e di darsi la mano la strada sarà sempre il doppio da percorrere.

L’arma è sempre la stessa: l’istruzione che rende libere di scegliere, di volare, di dire no, di autodeterminarsi, di rinunciare e di accettare soluzioni migliori.

Nessuna leva è più potente dell’istruzione e della conoscenza, accanto alla determinazione di essere una donna, al pari di un uomo, non accettando mai comportamenti che ledano la dignità dell’altra persona. Al momento giusto sappiate mettere al loro posto questi uomini, che troppo spesso, pensano e fanno sentire le donne fuori luogo o fuori posto.

Ebbene! Non c’è un luogo, non c’è un posto dove una donna non dovrebbe stare. Siamo noi a scegliere dove starci e come starci. Per capire tutto questo, che non è prepotenza ma libertà di scelta, alle bambine va insegnato a essere se stesse. Sempre. A non barattare le loro speranze con un sorriso, a non scambiare la loro educazione con la sfacciataggine di un uomo, a non “adeguarsi” ai desideri degli altri ma a determinarsi per realizzare i propri di progetti.

Si può fare? Ovvio che si! Bisogna investire in sensibilità, in percorsi creativi, in laboratori di emancipazione.  Si parta delle scuole elementari fino alle superiori.

Formiamo coscienze, formiamo persone e saremo tutte libere.